Viaggiare e conoscere per una maggiore empatia

È vero che entrare in contatto con altre culture ha effetti sui percorsi neurali del cervello?

Se l’empatia è la comprensione dello stato d’animo e della situazione emotiva di una persona senza ricorrere alla comunicazione verbale, il viaggio è lo spostamento da un luogo a un altro, per divertimento o necessità.

Ma essere empatici è una dote innata o si impara con il tempo? L’empatia crea legami interpersonali e promuove la condivisione delle esperienze, dunque viaggiare può sicuramente insegnare e favorire lo sviluppo di questa sensibilità: il viaggio apre la mente, aumenta la consapevolezza e la connessione con le altre culture, mettendoci a confronto con i pregiudizi, consci e inconsci.

Sviluppare l’empatia, però, non è affatto semplice e comporta una serie di problemi, in quanto mettersi nei panni degli altri implica, alla base, una differenziazione tra i soggetti; se un pregiudizio porta a definire gli abitanti del posto visitato come felici, gentili e generosi, allora ciò mette in evidenza la distanza tra i turisti e gli abitanti del posto, in quanto la visione del viaggiatore è relativa.

Le singole esperienze di viaggio, infatti, si scontrano con le proprie migliori intenzioni, contraddittorie rispetto a quello che accade nel mondo del turismo, perché alla fine si può conoscere bene solo la propria esperienza, non comprendendo a 360° la realtà e ciò che accade nel territorio visitato e nella vita dei suoi abitanti.

Sviluppare sentimenti di empatia e aprire il proprio senso di identità, includendovi le esperienze di altre persone, è dunque possibile, ma una conoscenza approfondita è legata solo alla propria comprensione personale, motivandosi continuamente nel cercare di capire in quale direzione dirigersi nel corso della vita.

Anche se l’empatia, nella sua forma più pura, non è mai raggiungibile, non viaggiare affatto è una scelta decisamente peggiore: è sempre meglio viaggiare per avere la possibilità di incontrare estranei, favorendo esperienze di tipo empatico che non si realizzerebbero senza la vicinanza creata dal viaggio.

Quindi cosa serve per partire? Energia, sforzo e impegno da parte dei turisti, preparandosi all’interazione e alle relazioni con le persone del luogo; un consiglio? I viaggiatori dovrebbero andare alla ricerca di luoghi in cui lo scambio umano sia alla pari, spazi che mostrino una certa somiglianza tra visitatori e visitati.